Questo tutorial prende spunto da stili creativi cinematografici molto diffusi, esaminandone la facilità di applicazione in ogni contesto e approfondendone le dinamiche, dalla scelta degli strumenti e fino al layout finale, passando per le relative palette cromatiche.

Nel mondo del cinema si è fatto largo, nel corso degli anni, uno stile visivo piuttosto riconoscibile legato, in particolare, alla scelta dei soggetti in chiave empatia, rievocando, in qualche modo, l’old style che giocava proprio su questo tema, prima di essere sostituito da altri stili spesso eccessivamente pittorici e poco concreti.

Oggi assistiamo a campagne pubblicitarie che puntano allo studio di base di toni, colori e un impatto scenico differente, lavorando sulla “storia” (quasi una storyline) sviluppata tra le locandine a soggetto multiplo presentate.
Emulare uno stile, al fine di realizzare velocemente una campagna di lancio qualsivoglia, utilizzando alcune semplici strategie veloci è piuttosto semplice e, come in ogni creazione pubblicitaria degna di tal nome, tutto inizia da un concept generale.
Il primo passo consiste nello stabilire l’oggetto della rappresentazione considerando, per esempio, il tono generale, cioè il “climax” del visual.

Note del film
Il film presentato tratta dei giorni importanti di Vanilla (che lavora in una caffetteria ricca di odori, gusti e sapori colorati), una sognatrice dall’umore altalenante che in poco tempo vedrà rivoluzionarsi la vita da persone e dialoghi “casuali” tipici di una caffetteria (incontrando un potenziale, evanescente amore).
I cibi, i colori e le goloserie della caffetteria saranno l’elemento portante e il fil rouge dell’intera pellicola.
Elaborando la nostra campagna, dunque, scartando i cliché donna-coppia-cuore-amore, nel nostro caso essa consisterà in un insieme di immagini, toni e palette cromatiche che “ingolosiscano” lo spettatore anticipandone, seppur solo con la scelta di foto, il menù della caffetteria.
Dal nome della pellicola “Vanilla’s Breakfast Morning” e dal brief iniziale svilupperemo dunque un concept originale: valutiamo dunque gli argomenti da “illustrare” per deciderne le “parole chiave” che ci aiuteranno nella scelta dei materiali fotografici.

Nel nostro caso selezioniamo:

  • Donna “sognante” dall’umore indeciso, sullo stile di Amélie, protagonista della nota pellicola francese;
  • cacao, vaniglia, caffè ed elementi della prima colazione;
  • creme alla vaniglia e al cioccolato che, nello giusto scatto, provochino un contatto empatico con lo spettatore.
  • In questa fase diamo molta importanza ad una scelta oculata di materiali che dispongano, in ogni caso, di una serie di valide alternative complementari (più avanti ne comprenderemo meglio la destinazione finale).

    Sullo stile del concept (screenshot precedente) iniziamo dunque a elaborare la foto del soggetto femminile che in questo caso simula l’attrice di riferimento, scontornando il soggetto (usando la nostra tecnica preferita) al fine di adattarlo in un contesto luminoso e positivo (nei casi in cui, esattamente come nel film presentato, la pellicola possieda un tono “leggero”).

    Possiamo ad esempio usare tecniche quali la selezione (dal pannello “Regolazioni”) e applicazione dello strumento “posterizza” con l’ausilio della bacchetta magica:


    …oppure dotarci dello strumento “soglia” e procedere in modo analogo:

    In alternativa potremmo usare una maschera veloce dalla palette degli strumenti come nell’immagine seguente:

    Modificando i parametri, caso per caso, combinando e sovrapponendo i livelli e le selezioni relative sarà dunque possibile scontornare, in velocità, i soggetti non troppo complessi.
    Predisposto il soggetto umano possiamo dunque inziare a costruire, letteralmente, il nostro layout, sulla base dello schizzo iniziale.
    Il primo passo consiste nell’organizzare il nostro Layout in settori.

    Una delle tecniche di posizionamento più efficace permette di dividere ogni lato del foglio in tre porzioni distinte; di solito, inserendo gli oggetti grafici occupando solo i 2/3 dei riquadri disponibili si ottiene una dinamicità del contenuto che migliora gli aspetti comunicativi, interagendo con lo sguardo dello spettatore, stimolandone le reazioni emozionali.

    Un secondo “trucco” del mestiere consiste nel gestire lo sfondo generale dell’immagine con un effetto “sfumato” caratterizzato dalla parte centrale che “evidenzia” il centro dell’attenzione.
    Si guardino, ad esempio, i visual presenti nelle riviste di ogni tipo: in modo appena percettibile o maestosamente presente, la sfumatura ammorbidisce i toni e caratterizza il “focus” dell’immagine finale.

    Nel nostro caso, usando lo strumento alternativo al “secchiello” (dunque lo strumento “sfumatura/gradiente”) applicheremo una sfumatura radiale all’intero quadro, scegliendo il bianco e il colore della pelle del soggetto umano come punti di riferimento.

    N.B.: usare una palette di colori specifica, orientata sul soggetto principale, trasmette ordine e pulizia nei confronti della lettura dell’immagine totale e rende più gradevole la visualizzazione, senza “impasti” e “follie” cromatiche di difficile comprensione (creare dunque la palette cromatica PRIMA di iniziare il lavoro è un altro “trucco di lavoro” molto importante).

    A questo punto possiamo iniziare a “decorare” la scena (senza esagerare) animando lo sfondo appena creato inserendo un’immagine. tematicamente orientata, in sovrapposizione.

    Finalmente è il momento di catturare il soggetto umano precedentemente scontornato ed applicarlo al nostro elaborato.
    Proporzioni e grandezze, a nostra discrezione, in questo caso occupano poco più di un 1/3 del riquadro complessivo, puntando a mantenere “libero” (per uso futuro) il resto del quadro. Considerando il “peso” grafico dell’oggetto, decisamente orientato a destra, scegliamo di assegnargli proprio un assestamento in quel lato del quadro, in maniera decisa, allo scopo di generare, dalla parte opposta, un pò di “vuoto” che, secondo dinamiche visive ben note, renderà catartica proprio la figura umana all’opposto.

    Visual e poster cinematografici usano spesso una “guida” di sfondo per inserire elementi grafici e ambientali che diano spunti aggiuntivi riguardo il tema trattato.
    Allo stesso modo decidiamo di integrare, nel visual, una spirale (elemento grafico interessante che suggerisca qualcosa in più sulla trama), disegnata grazie ad uno dei pennelli base di Photoshop.

    A questo punto potremo inserire nel visual una delle immagini scelte: la cioccolata fusa le cui “onde” evocano il senso grafico della spirale.
    Con effetto “maschera di ritaglio” (tasto destro del mouse sul livello antistante la spirale e selezione della voce relativa), mostreremo della foto solo la parte in corrispondenza con la spirale, integrando un effetto interessante nel visual già creato.
    Seguendo inoltre il bozzetto iniziale e la divisione in riquadri inizieremo anche ad indicare le “aree” preposte al testo (titolo del film e altre informazioni).

    Prima di inserire del testo fancendo delle prove “a braccio” è consigliabile stabilire, nel concept, quale tipo di carattere si voglia utilizzare.
    La scelta del carattere, importantissima, non si dovrà considerare più di due famiglie di caratteri (cioè due tipi di font con sotto-generi relativi: bold, italico, semibold, etc…)

    Nel nostro caso, volendo dare importanza al titolo senza suggerire uno stile eccessivamente sbarazzino, ci si è orientati al Caslon il cui stile “graziato” richiama facilmente il Times New Roman conosciuto da tutti.
    L’uso dei colori torna alla ribalta mostrandoci inoltre quanto diventa importante lavorare sulla palette principale che tenga conto di un buon contrasto, necessario a migliorare la leggibilità di ogni testo.


    Aggiungendo qualche dettaglio (la “vaniglia” scontornata in basso) e ritoccando, nella fase finale, il soggetto umano (sfumandolo un pò con lo strumento “selezione/sfuma” e/o con altri effetti dal risultato analogo) e il posizionamento degli oggetti è possibile aggiungere qualche “chicca” che accompagni il visual offrendo qualche dettaglio in più sulla trama (e/o sul contenuto in sè): dotandoci dello strumento “matita” simuleremo dunque una “nota”, direttamente sulla grafica, che lo spettatore “leggerà” a conclusione di quanto osserva, interagendo, ancora una volta, con il nostro lavoro.

    A questo punto non ci resta che usare le foto in alternativa a quella scelta inizialmente per caratterizzare ulteriormente la locandina finale assegnandole un significato aggiuntivo (approfondendo cioè la trama con soggetti e/o sfondi e/o ambientazioni diverse).

    Creati gli elementi principali potremo dunque decidere di realizzare altri elementi della campagna modificando completamente il soggetto coinvolto, richiamando ciò che prima faceva da “sfondo” e promuovendolo a contenuto principale.
    Questa tecnica di comunicazione, molto usata, permette di creare, con poco, tanti soggetti diversi, tutti coordinati, presentando la campagna (o il film) con la storyline citata all’inizio.
    In ogni soggetto sarà dunque possibile (consigliabile) inserire elementi originali che aggiungano qualcosa alla trama permettendo allo spettatore che vedrà i diversi soggetti di interagire, in un terzo modo, con le nostre realizzazioni.
    Opportunamente disposti i nostri visual daranno lo “start” alla pellicola ancora prima dell’inizio del film: dal tema dei “tre giorni”, considerati su layout puliti e semplici per far risaltare la frase con scrittura “a mano libera” agli altri visual che abbondano di toni e colori cremosi, strategicamente posizionati “sottosopra” al fine di suggerire l’inconsueto di cui parla il film.

    Buona visione (e buon appetito) :)
    Massimo Nava – LinfaTraining

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    Le locandine finite:

    Immagini Fotolia in uso:
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